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Laguna Blu
Panoramica sullo stagno naturale ricco di fanghi e vapori caldi. |
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L’idea di un viaggio in tanta distanza è scoccata alla mia dolce metà, che sapendo della mia storica passione per il freddo e per le civiltà del nord ha progettato un “viaggetto” di fine primavera in quella landa.
Grazie all’esperienza e alla professionalità di un tour operator di Lecco (ZigZag Viaggi), in agenzia abbiamo impostato una tiratissima 5 giorni (2 giorni in viaggi A/R e 3 giorni di permanenza in Islanda), che comprendeva un tour di 2 giorni in autobus su e giù per le zone più “turistiche” del paese.
Attenzione: turistico in Islanda non significa “semplice”, perchè durante il tour abbiamo patito di tutto, freddo e vento, pioggia e camminate sul ghiaccio, accenni di tempeste di sabbia, una nottata in un deserto per vedere l’eclissi totale di sole, che poi non abbiamo visto causa maltempo, e altri disagi.
Questo per dire che un viaggio in Islanda va affrontato con lo spirito con cui si organizza un trekking di medio livello, per cui anche in estate bisogna portare un buon paio di scarponi, una giacca a vento, un copricapo, delle generose felpe e dei pantaloni comodi ma robusti (l’ombrello per favore no, non portatelo..., tanto il vento ve lo sfascerebbe in due raffiche!).
Va detto, per completezza, che la Corrente del Golfo, che raggiunge la costa meridionale, consente alla fascia costiera di godere di un clima abbastanza accettabile, durante tutto l’anno; diversamente l’interno e la costa settentrionale hanno un clima tipicamente artico, con lunghi periodi di copertura innevata e presenza di estese zone ghiacciate.
Il vento, teso e pungente, è una costante alla quale bisogna abituarsi; nei pochi giorni della nostra permanenza non si è mai fermato!
Il viaggio di andata e ritorno, con SAS la tratta Linate/Copenhagen e con Icelandair la tratta Copenhagen/Keflavik, è stato lungo per i notevoli tempi di attesa per le coincidenze, oltre che per le differenze di fuso (- 2 ore rispetto all’Italia).
Quando si arriva in volo sopra l’isola già si intuisce dal bianco dei ghiacciai e dai rami dei delta fluviali che sotto c’è qualcosa di diverso dal solito, nessuna terra divisa a parcelle ordinate e colorate come le campagne dell’Europa continentale, e nessun grosso agglomerato urbano. Decisamente un paesaggio inusuale.
Ma il massimo è il tragitto Keflavik-Reykjavik semi-desertico, brullo e formato prettamente da distese di lava; qui comprendi che sei arrivato in un Paese dove la natura ha ancora una sua severa autonomia.
L’arrivo nella capitale è accompagnato da una sensazione di fusione tra tradizione (lo stile scandinavo delle case, i molti monumenti sparsi ovunque, le tante sobrie chiesette luterane) e hi-tech (molte pubblicità e insegne di società di servizi web, di consulenza finanziaria e bancaria, di telefonia).
La gran parte dei turisti viene “smistato” nei piazzali di BSI (Bus Service Island): qui chi arriva trova piccoli aerei, bus e taxi per farsi accompagnare a destinazione, e chi parte usa BSI come base per le escursioni interne, per i trekking e anche per una normale gita con bagno termale a BlueLagoon. |
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I turisti provengono da ogni angolo del mondo: europei, americani, asiatici, tutti accomunati dalla voglia di esplorare una terra strana e molto diversa dal solito. E per far fronte a questa varietà, chiunque in Islanda parla correttamente più lingue, l’inglese su tutte, quindi con una minima conoscenza si gira senza difficoltà.
Dappertutto si paga con carta di credito, nelle località più grandi ci sono sportelli automatici dove prelevare contante anche col proprio bancomat, in generale i soldi non sono un problema. Attenzione però: i prezzi di qualunque genere sono da 2 a 3 volte i nostri, per cui è molto facile sforare il budget anche senza strafare; una cena in un normale ristorante di Reykjavik può costare tranquillamente 60-70 euro!
Un particolare: se avete in tasca delle korone, prima di partire spendetele o cambiatele in aeroporto, dato che non è moneta commerciabile e nessuna banca italiana ve le ritirerà! | |

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